Ci sono date che agiscono come rivelatori. Il 17 ottobre resterà forse come quella in cui la France ha visto il crollo simultaneo dell’autorità dello Stato e delle illusioni degli apprendisti rivoluzionari.
Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato. Molti portavano rivendicazioni legittime legate al potere d'acquisto, alla precarietà, alla paura del declassamento. Ma questi cittadini sono stati cancellati dagli schermi da altri attori: i violenti, i rivoltosi, i saccheggiatori, i professionisti della violenza politica.
A Paris, Marseille, Bordeaux, Limoges, Lille o Lyon, si sono ripetute le stesse scene. Edifici pubblici attaccati, negozi distrutti, strade trasformate in campi di battaglia. Un municipio incendiato qui, una residenza prefettizia saccheggiata là, un'armeria saccheggiata altrove.
E la domanda si impone: qual è la tappa successiva?
Un'autorità che è scomparsa
Ciò che colpisce in questa sequenza è l’incredibile contrasto tra la fermezza di cui la République ha talvolta dato prova contro i movimenti sociali e la clemenza di fronte alle rivolte contemporanee.
La storia sociale francese è costellata di eventi tragici. Nessuno chiede oggi il ritorno ai drammi del passato. Nessuno desidera vedere lo Stato sparare sulla folla. Ma tra la repressione sanguinosa di ieri e l’incapacità spettacolare di oggi, esiste una via: quella dell’autorità democratica.
Ora, è proprio questa autorità che è scomparsa.
La fascinazione per la rivolta
Da anni, l’estrema sinistra coltiva una fascinazione malsana per la rivolta. Dietro i paroloni e le posture rivoluzionarie si nasconde un progetto semplice: delegittimare tutte le istituzioni.
La polizia è illegittima. La giustizia è illegittima. Gli eletti sono illegittimi. I prefetti sono illegittimi. I sindaci sono illegittimi. E quando tutto è illegittimo, la violenza diventa, ai loro occhi, non solo accettabile ma auspicabile.
La cosa più preoccupante è la compiacenza di cui beneficiano ancora questi gruppi. Dopo ogni devastazione, i soliti minimizzano. Dopo ogni incendio, i soliti relativizzano. Dopo ogni saccheggio, i soliti spiegano che l’essenziale è altrove.
Come se le vetrine si rompessero da sole. Come se i poliziotti feriti fossero responsabili delle loro ferite. Come se i commercianti rovinati avessero meritato la loro sorte.
Questa codardia intellettuale è diventata una delle grandi malattie del dibattito pubblico francese.
La tappa successiva, la timore dei francesi
Ma le dichiarazioni solenni non sostituiscono l’ordine pubblico.
La France è stanca delle scene di guerra urbana. Stanca degli eletti che scoprono il problema una volta accese le telecamere. Stanca degli ideologi che trovano una scusa per le violenze quando servono la loro parte.
La tappa successiva è quella che temono i francesi: un paese in cui lo Stato non è più temuto dai violenti ma deriso, un paese in cui la violenza diventa routine, e in cui i cittadini onesti pagano il conto delle avventure rivoluzionarie di una minoranza decisa a mettere la France a ferro e fuoco.
Una democrazia non muore di autoritarismo. Può anche morire di debolezza. È la vera lezione del 17 ottobre.
Bernard BERTUCCO VAN DAMME