L’abbandono dei harkis appartiene, anch’esso, alla France
Il sindaco di La Londe ha ricordato la responsabilità della France nella tragedia dei harkis in occasione della giornata nazionale di omaggio.

È con un discorso intriso di solennità e gravità che François de Canson ha commemorato il 25 settembre la giornata nazionale di omaggio ai harkis e agli altri membri delle formazioni ausiliarie.
Alla presenza delle autorità civili e militari, delle associazioni di ex combattenti e delle famiglie, l’eletto ha sottolineato la necessità per la Nazione di guardare in faccia una delle pagine più dolorose della sua storia contemporanea, senza concessioni né oblio.
Una ferita che la Storia non può cancellare
Il sindaco ha insistito sul carattere indelebile della memoria dei harkis, definendola una «ferita che né il passare delle generazioni, né l’attenuarsi delle passioni, e nemmeno la lenta opera della Storia possono realmente cancellare». Per lui, la grandezza di una nazione non si misura dalla sua capacità di nascondere il proprio passato, ma al contrario dall’assumerlo nella sua totalità, con le sue luci e le sue ombre.
Una Nazione non si rende mai più grande adattando il proprio passato alla misura del proprio comfort presente. Questa cerimonia non è quindi un semplice rito di calendario, ma l’expressione di una fedeltà che la République deve a se stessa e a coloro che l’hanno servita a rischio della propria vita
François de Canson ha ricordato l’impegno di questi uomini che, «nella tormenta della guerra d’Algérie», hanno fatto la scelta della France. Una scelta fatta «non nella tranquillità dei giorni felici ma nel fragore della Storia», una scelta che esponeva la loro vita e quella delle loro famiglie. Hanno servito una bandiera che pensavano, perché avevano ragione di pensarlo, li avrebbe a sua volta protetti.
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Eppure, l’indipendenza dell’Algérie ha segnato l’inizio di una tragedia: l’abbandono da parte della France, seguito da sanguinose ritorsioni, dall’esilio forzato per una minoranza e, per coloro arrivati in metropoli, da un’accoglienza spesso indegna nei campi o nei villaggi forestali, prolungando la prova dello sradicamento.
Inoltre, il sindaco è ritornato sulla trasmissione silenziosa di questo dolore all’interno delle famiglie, una storia a lungo taciuta, vissuta «sottovoce, nell’intimità delle case». Ha salutato la legge del 23 febbraio 2022 come una tappa cruciale, che iscrive nel diritto «il riconoscimento della Nazione verso coloro che avevano servito la France, e quello della sua responsabilità per le condizioni indegne di accoglienza».
Questo riconoscimento legislativo, sebbene necessario, non può tuttavia bastare da solo a guarire tutte le ferite. La legge può riconoscere una colpa; non restituisce gli anni perduti. Può aprire un diritto al risarcimento; non restituisce né una giovinezza, né una casa abbandonata, né un padre scomparso
La Londe-les-Maures, un cammino di fraternità
Il discorso ha assunto una risonanza particolare rievocando la storia locale. Nel 1963, il comune, su impulso del sindaco dell’epoca, Philippe de Canson, ha accolto quarantacinque famiglie di harkis.
Ha capito che non si accolgono gli uomini né dietro recinzioni né lontano dagli altri. Offrendo loro la possibilità di lavorare, di dare un alloggio alle proprie famiglie e di mandare i propri figli nelle stesse scuole degli altri, il comune ha permesso a questi esuli di ricostruire la propria vita e di diventare parte integrante dell’identità londaise
Il coraggio [dei harkis] appartiene alla France. Il loro impegno appartiene alla France. Il loro sacrificio appartiene alla France. E il loro abbandono, anch’esso, appartiene alla France




Foto Alain BLANCHOT.