27/07/2026

Per i diseredati de la Tessonnière, un sogno infranto sulla Côte d'Azur

È la storia di una promessa tradita dal tempo e dalla burocrazia. Per i 55 proprietari, il nom de « La Tessonnière » non suona più come la dolce…

RGDi Rédaction Gazette du VarGiornalista 23 febbraio 2026 Lettura: 4 min
Condividi

Nel 1991, quando acquistano la loro parcella, tutto è tuttavia chiaro: la zona è edificabile, integrata in una Zone d’Aménagement (ZAC) voluta dal comune. Trent'anni dopo, il sogno si è insabbiato nei meandri del Plan Local d’Urbanisme (PLU). Il 12 luglio 2024, il Conseil municipal del Rayol-Canadel ha ratificato una decisione simile a una mannaia. Con la delibera n. 67/2024, l'intero settore passa alla zona « NL ». Due lettere che significano « Espace Remarquable » ai sensi della loi Littoral, ma che, per queste famiglie, significano soprattutto: inedificabile, invendibile, perduto. Quello che doveva essere un quartiere abitato ritorna alla natura, lasciando i proprietari con titoli di proprietà che valgono a malapena più della carta su cui sono stampati. Votata nel cuore dell'estate, la revisione del PLU del Rayol-Canadel cristallizza quindi le tensioni e i proprietari denunciano un'opacità procedurale e documenti introvabili. Lo scenario è delineato il 12 luglio 2024. Mentre il Var sprofonda nel torpore estivo e gli sguardi sono rivolti verso le spiagge, il Conseil municipal vota una delibera cruciale: la revisione n. 1 del suo Plan Local d’Urbanisme (PLU). Una decisione pesante di conseguenze per il futuro del comune, e più in particolare per i 55 proprietari del settore de la Tessonnière.

GUASTO DIGITALE?

Tuttavia, ciò che avrebbe dovuto essere un atto di trasparenza democratica si è trasformato in una corsa a ostacoli per i cittadini. La data, innanzitutto, interroga. Scegliere la metà del mese di luglio per deliberare una simile modifica significa assicurarsi che l'affissione legale in comune trovi un pubblico rado. Ma è nei giorni successivi che la macchina amministrativa sembra essersi inceppata, o forse fin troppo oliata, a seconda dei punti di vista. Quando il legale dei ricorrenti tenta di ottenere il testo ufficiale di questa delibera a fine luglio, riceve un documento strano. La delibera c'è, ma è una scatola vuota: l'allegato, che contiene la sostanza del nuovo PLU, è scomparso. Sul sito internet del comune, è il silenzio radio. I documenti preparatori sono ancora online, ma la versione definitiva, quella che fa fede e contro cui iniziano a decorrere i termini di ricorso, rimane invisibile fino al mese di agosto. Per i ricorrenti, la pillola non va giù. Come contestare una regola del gioco di cui non si possono leggere le righe? Questa cronologia sospetta delinea i contorni di una volontà di ostruzionismo, una « strategia di logoramento » volta a scoraggiare qualsiasi contestazione giocando sul tempo e sulla confusione. Nel merito, la vicenda assume le sembianze di una disputa tra esperti in cui la realtà sul campo sembra distorcersi. La Municipalité giustifica la classificazione de la Tessonnière in zona inedificabile (NL) invocando un « espace remarquable » ai sensi della loi Littoral. Per sostenere questa tesi, si basa su un verbale d'ufficiale giudiziario risalente al 2018, che descrive una fitta foresta di lecci centenari e una biodiversità rigogliosa. Tuttavia, le contro-indagini condotte nel 2024 e nel 2025 dipingono un quadro radicalement diverso, accusando il documento iniziale di travisare la realtà. Lì dove l'amministrazione vede un santuario ecologico, gli esperti incaricati dai proprietari scoprono una gariga invasa dai mimosa, discariche abusive e una notevole assenza di specie protette. Aspetto ancor più inquietante, alcune foto del rapporto del 2018 sembrerebbero essere state scattate al di fuori del settore interessato. L'argomento della « zona naturale vergine » si scontra soprattutto con la materialità dei luoghi. Perché la Tessonnière non è una foresta selvaggia, ma il fantasma di un progetto urbano abortito. Il terreno conserva le cicatrici di costosi interventi realizzati negli anni '90: strade asfaltate, reti fognarie sotterranee, cabine elettriche e idranti sono presenti, operativi, in attesa di case che non arrivano. È proprio questo il paradosso della vicenda. Il comune, che perde i suoi abitanti al ritmo dell'1,8% all'anno e soffre di una grave carenza di alloggi, congela la sua unica riserva fondiaria urbanizzata. Trasforma un quartiere pronto per essere edificato in un « terreno abbandonato adibito a discarica », secondo le parole stesse della difesa municipale, creando un grave rischio di incendio alle porte delle abitazioni esistenti. Volendo proteggere una natura che, secondo gli esperti, non ha più nulla di straordinario su queste parcelle antropizzate, l'amministrazione sembra essersi bloccata in un vicolo cieco giuridico e logico. Resta questa tenace impressione lasciata dall'estate 2024: quella di una decisione presa nell'ombra, dove l'accesso all'informazione è diventato un lusso che il cittadino deve conquistare con le unghie e con i denti. L'amarezza è tanto più forte in quanto la decisione sembra sfidare la logica demografica locale. È proprio questo il fulcro della memoria depositata davanti al Tribunal Administratif di Toulon da Maître François Barry Delongchamps, difensore dei « diseredati ». I numeri sono testardi: da 871 abitanti nel 1982, la population di Rayol-Canadel è scesa a 644 nel 2022. Un'emorragia del 26% in quarant'anni. Il villaggio si svuota, si spegne lentamente, ma congela le sue ultime riserve fondiarie in nome di una protezione ambientale che i ricorrenti ritengono abusiva.