Thierry Albertini: «Il sindaco non può tutto»
Davanti a una platea di eletti e cittadini, il primo cittadino ha sottolineato i limiti del potere municipale in una France instable, invitando al contempo...

«Viviamo in un'epoca in cui il mondo sembra a volte vacillare», ha affermato il sindaco, citando Albert Camus per ricordare che il compito della nostra generazione è forse «impedire che il mondo si sfaldi».
Mentre regna l'instabilità, gli enti locali, e in particolare i comuni, appaiono come gli ultimi «pilastri concreti della République». Tuttavia, il sindaco ha sfatato un tenace luogo comune: quello dell'onnipotenza dell'eletto locale. «Il sindaco non può tutto», ha ribadito con forza, un vero e proprio grido del cuore di fronte alle aspettative a volte smisurate dei cittadini.

Se il sindaco resta il «primo ricorso» e il volto della prossimità, egli agisce in un quadro sempre più rigido. PESO DELLE NORME Con una rara franchezza, il primo cittadino ha dettagliato gli ostacoli che gravano sull'azione municipale. Urbanistica, sicurezza, finanze: il sindaco «applica la legge, non la fa».
Pur riconoscendo che le norme mirano a proteggere e partono da un'intenzione giusta, ne denuncia l'accumulo che rende l'azione locale «più complessa, più lunga, più costosa».
Facendo un cenno al suo collega David Lisnard, sindaco di Cannes e presidente dell'Association des Maires de France, ha sottolineato che, nonostante questi vincoli, la squadra municipale continua ad andare avanti con responsabilità per servire l'interesse generale.
È a livello locale che si gioca la qualità della vita, lontano dalle astrazioni nazionali. Poiché i tempi sono incerti, il sindaco ha invitato l'assemblea a rivolgersi a ciò che non cambia: le radici.
Per illustrare questa continuità, ha salutato la presenza di Lauraline, alunna di prima media al collège Henri Bosco, e di sua sorella Isaline, simboli del passaggio di testimone. Lontano da un semplice inventario patrimoniale, l'evocazione della storia locale è servita come risposta alla crisi. Dalla cima del Coudon ai resti della porta latina dell'église Saint-Jean (le cui origini risalgono ormai al 5° secolo d.
C.) , passando per il domaine de Baudouvin e i suoi legami storici con la famiglia di Henri de Rothschild, ogni pietra racconta una permanenza.
Il sindaco ha ricordato le figure che hanno plasmato l'identità valettoise, dal poeta François Fabié al celebre scultore César, la cui mano di bronzo adorna il collège, senza dimenticare i saporiti aneddoti sulle celebri fragole valettoises che un tempo imbandivano le tavole di Louis XIV.
Foto Alain BLANCHOT.