Il ritorno all'arte di Gabriel Tabournel
A Hyères, l'artigiano pittore Gabriel Tabournel torna al disegno dopo un'eclissi artistica di quindici anni.

Gabriel Tabournel non ha affatto il percorso di un artista classico. Nato a La Réunion e cresciuto tra Tahiti e la Francia seguendo i trasferimenti del padre, militare della marina, lavora come artigiano pittore edile indipendente.
Dietro il professionista che ristruttura appartamenti si nasconde un artista plastico formatosi ai Beaux-Arts di Toulon, dove ha ottenuto un DNSEP (Diplôme National Supérieur d'Expression Plastique).
Un incontro che rilancia tutto
È stato un incontro, poco più di un anno fa, a cambiare tutto. Nel corso di un pranzo e di una conversazione sull'arte, Marc Simo, direttore dei Salins des Pesquiers, intuisce in lui una sensibilità artistica intatta e lo invita a partecipare alla mostra organizzata per la festa dei Salins, attorno a un tema evocativo: il sale e il bianco.
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Gabriel Tabournel si immerge quindi nell'universo dei Salins, esplora il sito e i suoi archivi visivi. Le immagini di cristalli di sale osservati al microscopio lo colpiscono particolarmente: dietro l'apparente semplicità del sale, scopre forme complesse, quasi architettoniche.
Da questa affascinazione nasce una serie di quattro disegni-installazioni, costruiti come un percorso: Vestige, ispirato ai pali individuati nelle saline; Trame, una vista cristallizzata del sito; Germe, un cristallo di sale ingrandito da una fotografia microscopica; e Seuil, che chiude il percorso.
Quindici anni di silenzio artistico
Per diversi anni, il disegno è scomparso dalla sua vita quotidiana. Sussistono alcuni progetti puntuali, ma la pratica diventa più rara. È solo di recente che la voglia di creare torna con forza, come il bisogno di riallacciare i contatti con una parte essenziale di se stesso.
La mostra dei Salins ha segnato una tappa importante: quella di un ritorno assunto alla creazione, nutrito da uno sguardo rinnovato sul suo ambiente e dall'esperienza acquisita nel suo mestiere.
La scelta della penna Bic
La particolarità del suo lavoro risiede nel suo strumento: la penna a sfera, che tuttavia non considera come un marchio di fabbrica esclusivo — dipinge anche ad acrilico, a olio, e ha praticato il graffiti con la bomboletta.
Per questa serie, la Bic si è imposta per coerenza: l'accumulo di tratti che essa permette evoca, secondo lui, la complessa costruzione di un cristallo di sale.
La tecnica non è priva di vincoli. L'inchiostro della penna, trascinato dalla gravità, scorre solo in determinate posizioni.
Il supporto è altrettanto singolare: una tela di riparazione destinata, in origine, a consolidare i muri nell'edilizia. Pinzata direttamente al muro, ricoperta da un sottofondo bianco — la stessa pittura di finitura che applica abitualmente dai suoi clienti — diventa la superficie dei suoi disegni.
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L'artista ha già iniziato a preparare nuovi pezzi. Evoca un lavoro futuro sull'organico e sulla texture.
Per seguirlo
Instagram: Opus_gt

Articolo tratto dall'edizione cartacea de La Gazette du Var