27/07/2026

Gil Bernardi: «Gli smarrimenti di un paese che si affanna a cercare un consenso»

In occasione della Fête nationale, Gil Bernardi ha ricordato che «le linee si muovono e gli spiriti convergono verso un rifiuto del mondo di prima».

RGDi Rédaction Gazette du VarGiornalista 6 agosto 2024 Lettura: 4 min
Gil Bernardi : « Les errances d'un pays qui s'escrime à rechercher un consensus »
Gil Bernardi : « Les errances d'un pays qui s'escrime à rechercher un consensus »© La Gazette du Var
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Diffusione di nuove idee, indebitamento dell'État, crisi economica, confusione amministrativa, messa in discussione dell'ordine costituito e critica delle istituzioni, contestazione del potere stesso... «Questa società fratturata che si cerca, tra le correnti della reazione e della riforma - quelle dell'immobilismo e le forze del movimento - non è quella di cui abbiamo conosciuto le esitazioni, provato le rabbie e vissuto le vertigini... solo otto giorni fa...

in cui il popolo di France è stato chiamato a scegliere la via del suo destino democratico attraverso l'elezione dei suoi Députés... se non quella della Révolution française... Qualsiasi somiglianza con la situazione attuale sarebbe solo fortuita», ha lanciato il sindaco.

Gil Bernardi : « Les errances d'un pays qui s'escrime à rechercher un consensus »

confronto con un millennio di assolutismo? Solo poche settimane per edificare un'opera colossale, per abbattere le mura che stringevano la società feudale, il 5 maggio, con la convocazione degli États Généraux a Versailles che si trasformano in Assemblée Nationale Constituante» (...), ha constatato il sindaco.

ASSOLUTISME L'eletto municipale ha ripreso: «Anche se la Liberté e l'Égalité che reagiscono attraverso il popolo di France assomigliano, nel corso delle scosse che hanno recentemente sollevato la nostra società, a quelle della Révolution...

Sebbene gli eventi si riferiscano agli stessi dogmi, agli stessi meccanismi che hanno animato il cambiamento dell'Ancien Régime; nel corso di alcuni mesi di fermento degli spiriti, in questo anno 1789. Le idee erano ben consolidate, con i pensatori di un mondo nuovo, allergici, già, all'assolutismo e all'arroganza: Rousseau, Voltaire, Sieyès, Beaumarchais, Condorcet - con le «Jacqueries» nelle Provinces. Come altrettante periferie in fermento, e i Clubs come la stampa per diffonderle, da «La Gazette» al «Mercure de France», i manifesti e gli articoli infuocati de «La Sentinelle du peuple».

Alla vigilia di questi États Généraux così deludenti, per mancanza di ascolto da parte del potere reale.

Non ci voleva altro per immaginare nuovi orizzonti, al di là dei tre ordini e fusi nel Tiers-État, per sentire il timore del potere nei confronti del popolo, per provocare queste rivolte come altrettanti trattati di genio che avrebbero segnato durevolmente la vita politica, istituzionale e filosofica della nostra Nation, per oltre due secoli - ma cosa sono due piccoli secoli, in CONFRONTO Il primo cittadino ha aggiunto: «L'intero volto di France nelle sue ispirazioni, nella sua organizzazione, nella sua strutturazione, è cambiato radicalmente nel confronto delle idee, tra i Girondins e i Montagnards, con la Convention Nationale del 21 settembre 1792 e la sopravvivenza, la permanenza di due tendenze, conservatrice e riformista, fino ai nostri giorni. E tuttavia, nonostante la pacificazione dei dibattiti, questa nuova società che è la nostra si cerca di nuovo nelle fazioni, nelle combinazioni di apparati e cappelle, nelle maggioranze introvabili, nelle alleanze di governo improbabili che avevano già paralizzato il nostro paese sotto la 3ème République! E sotto la 4ème.

Prima di trovare un nuovo equilibrio sotto la 5ème che lascia alla statura del Chef de l'État il compito di arbitrare tra regime presidenziale e regime parlamentare... Un arbitrato concordato con il sistema elettorale maggioritario che presuppone che il parti politico dominante sia ai suoi ordini al Palais Bourbon. Fino a quando, a volte, il popolo decide diversamente; e come in altre consultazioni, referendarie queste, decide.

All'indomani di scrutini vertiginosi, in cui la tentation degli estremi ha fatto oscillare, in pochi giorni, i cursori di una maggioranza relativa ai due estremi dello scacchiere politico della nostra Nation, in cui ci si interroga sugli smarrimenti di un paese che si affanna a cercare un consenso, un governo al centro».

INCERTEZZA In questa «palude» ormai imprecisa, in un clima in cui si temeva il disimpegno dei Français per la cosa politica e il diritto di voto così duramente conquistato, è ancora l'incertezza sulla nostra governance e sul buon funzionamento delle nostre istituzioni a alimentare i dibattiti nel nostro paese. Bisogna commuoversi per questo? E relativizzare l'esercizio come espressione del popolo sovrano?

Poco importano i partiti, le combinazioni, le alleanze di circostanza - l'essenziale è lì, nel Verbe di Mirabeau: «State per stabilire un regime sociale che si trovava, pochi anni fa, al di sotto delle nostre speranze. Le vostre leggi diventeranno quelle dell'Europe, se saranno degne di voi»! L'architettura costituzionale, la strutturazione dell'État, nelle sue Préfectures e nelle sue Collectivités territoriales - ereditate dalla Révolution française - faranno sì che la crisi politica dei Partis e l'instabilità delle coalizioni di governo avranno ben poche conseguenze.

Se non di rafforzare il carattere presidenziale della République, di fronte alla neutralizzazione del potere parlamentare. Perché anche la natura - politica - ha orrore del vuoto. Perché le Institutions valgono solo per la qualità degli uomini e delle donne che le servono, certo, ma si fondano - ancora e sempre - sulla sovranità della Nation; e ognuno di noi ne è il custode.

La Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen del 26 agosto 1789, la Constitution del 3 settembre 1791, ben presente in quella del 1958, come nella nostra vita politica, sono i nostri tesori di democrazia, giganteschi, immutabili, senza tempo, di cui le incostanze degli scrutini non sono che graffiti che nulla potranno cambiare al marmo inalterabile.

È il secolo dei Lumières che continua a illuminare il passo della Démocratie di oggi. Passeranno le Assemblées, i Régimes, i singhiozzi dell'Histoire de France, l'opera della Révolution française è eterna. Terribile, forse, ma grandiosa», ha concluso Gil Bernardi.

Foto Francine MARIE.