François de Canson: «Se accetto la Légion d’honneur, è perché è collettiva»
Il sindaco ha ricevuto la Légion d’honneur, dedicando questa onorificenza al suo percorso collettivo e ai suoi mentori familiari e politici.

È in una sala Yann Piat carica di storia e di emozione che François de Canson, vicepresidente della Région e presidente del Comité Régional de Tourisme, ha ricevuto il 30 aprile le insegne di Chevalier de la Légion d'honneur. Davanti a una platea di eletti, collaboratori, amici e familiari, l'eletto ha pronunciato un discorso introspettivo, rifiutando di vedere in questa onorificenza un riconoscimento personale per vedervi invece quello della «legione» que lo circonda. «Nulla di ciò che ho realizzato è stato fatto da solo.
Nulla. E se questa sera c'è un riconoscimento, è prima di tutto il vostro», ha lanciato all'assemblea.

EREDITÀ FAMILIARE Ha posto il suo impegno sotto il segno dell'eredità, dedicando questo riconoscimento a due figure tutelari. Innanzitutto suo nonno materno, Emmanuel Vitria, decano dei trapiantati di cuore, egli stesso decorato quarantaquattro anni fa. «Un uomo che ha vissuto vent'anni con il cuore di un altro nel petto.
Vent'anni durante i quali ogni battito era, in un certo senso, un promemoria: quello che la via è un prestito, e che essa impegna», ha confidato. L'altra figura è quella di suo padre, Philippe de Canson, sindaco di La Londe-les-Maures per ventiquattro anni: «Sono cresciuto sulle spalle di un gigante. Un gigante che mi aveva raccomandato di non fare mai politica...
Credo che, anche in questo caso, non l'ho ascoltato. Ma forse mi ha trasmesso, senza dirlo, l'essenziale: il senso del dovere e il peso delle responsabilità».
L'eletto ha anche avuto parole forti per i suoi tre figli, riconoscendo i sacrifici imposti dalla sua vita pubblica. La scelta della sala Yann Piat per questa cerimonia non è stata casuale. François de Canson ha voluto sottolinearne la portata simbolica, lontano dai fasti solitamente associati a questo tipo di evento: «Essa porta una memoria.
Perché è carica di storie, di lotte, di vittorie e di drammi». Ha così evocato i successi politici che vi si sono svolti, ma anche il dramma che l'ha segnata per sempre: «Qui c'è stato anche il raccoglimento di un popolo in piedi, unito nella dignità e nel dolore, per dire addio a una donna, una deputata della République, stroncata dalla violenza per ciò che incarnava» in riferimento all'assassinio della deputata Yann Piat. Per lui, questo luogo «obbliga a non barare».
ESIGENZA INTIMA Il sindaco ha offerto una riflessione profonda sul senso dell'onore, tutt'altro che un semplice simbolo. Lo definisce come «un'esigenza intima», «la fedeltà alla parola data, anche quando diventa pesante da portare». Ha proseguito descrivendolo come «questa linea invisibile che si traccia in se stessi, una volta per tutte, e che non si supera, non sotto lo sguardo degli altri, ma precisamente nella solitudine delle decisioni».
In risposta a un ricordo doloroso, ha ricordato il suo rifiuto dell'Ordre national du Mérite nel 2014, dopo le alluvioni mortali che avevano colpito la sua comunità. «Oggi, se accetto la Légion d'honneur, è precisamente perché so che non mi appartiene. È collettiva», ha insistito.

François de Canson ha concluso il suo discorso con un vibrante omaggio a Renaud Muselier, presidente della Région Sud, che gli ha consegnato l'onorificenza. Ha descritto la loro relazione come una «fratellanza d'impegno» e ha elogiato la sua capacità di trasmettere le responsabilità. «Nella vita pubblica, la trasmissione è spesso evocata, raramente assunta, quasi mai incarnata.
Trasmettere non significa cedere un posto. Significa accettare che il futuro non ci appartiene, e che dobbiamo tuttavia prepararlo», ha analizzato, citando la presidenza del Comité Régional de Tourisme che Renaud Muselier gli ha affidato. Affermando che questa decorazione non era una fine ma «un inizio», ha concluso con una nota sul futuro: «Renaud, voglio ancora mille avventure con te».
Una promessa di impegno rinnovato al servizio del territorio.
Foto Isabelle BENOIT.